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La “sustainable corporate governance” delle società quotate. Note introduttive

Anna Genovese, Professore ordinario di Diritto commerciale nel Dipartimento di Scienze Giuridiche presso l’Uni­versità degli Studi di Verona

L’articolo presenta gli sviluppi del dibattito dottrinale, della regolazione, europea e nazionale, e dell’auto­disciplina in materia di sustainable corporate governance delle società quotate. L’analisi si concentra sulle misure europee per il commitment di sostenibilità delle imprese azionarie, industriali e finanziarie. L’arti­colo pone a confronto le diverse prospettive di regolazione in materia di sostenibilità della governance delle società quotate, tra modelli di economia sociale e solidale e modelli di capitalismo classico.

 

The “sustainable corporate governance” of listed companies. Introductory notes

The article presents the developments of doctrinal debate, of European and National regulation and of self-discipline in the field of sustainable corporate governance of listed companies. The analysis focuses on European measures for sustainability commitment of industrial and financial companies. The article compares different regulatory perspectives on sustainability of the governance of listed companies, between models of social and solidarity economy and models of classic capitalism.

Keywords: sustainable – corporate governance – listed companies.

Sommario:

1. Il contesto - 2. Sviluppo sostenibile e impresa - 3. Il piano UE per il commitment ESG delle società quotate e delle imprese finanziarie - 4. La sustainable corporate governance e il diritto dell’UE - 5. I modelli di regolazione della sustainable corporate governance - NOTE


1. Il contesto

A fine 2021, le misure UE di regolazione per la finanza sostenibile – che implementano il Piano d’Azione per finanziare la crescita sostenibile pubblicato dalla Commissione Europea a marzo del 2018 [1] – risultano affiancate da varie altre iniziative. Fra queste spicca la prima emissione di Euro green bond (diretti a finanziare progetti imprenditoriali green previsti dai Recovery plan nazionali post pandemia); e l’introduzione a Piazza Affari di Milano di un nuovo indice borsistico (il Mib ESG Index) che combina la misurazione delle performance economiche delle società quotate con la valutazione dei risultati sul fronte degli impegni ambientali, sociali e di governance, secondo un modello già utilizzato dalla Borsa di Parigi. In generale, nel corso del 2021, ha preso sempre più consistenza il framework normativo che delinea una comune politica degli Stati UE per la transizione green dell’economia del vecchio continente. Le misure UE varate per lo sviluppo e il Mercato Unico sostenibile sono state numerose e sono dislocate in vari plessi normativi [2]. Nel comparto finanziario, esse hanno spinto gli operatori a considerare nelle proprie scelte anche i fattori ESG (i fattori ambientali, sociali e di governo di seguito indicati anche con l’acronimo ESG che sta per Enviromental, Social e Governance) dell’investimento. Ciò ha contribuito a stimolare le imprese industriali a intraprendere piani [continua ..]

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2. Sviluppo sostenibile e impresa

Il Piano di Azione dell’UE del 2018 presuppone un rapporto necessario fra sviluppo sostenibile e modello di amministrazione e controllo dell’impresa, nonché impatto ambientale e sociale dei prodotti, delle pratiche e delle strategie d’impresa. Per il commitment ESG delle imprese industriali e finanziarie, il Piano d’Azione contempla diverse iniziative. In generale, le misure ipotizzate dal Piano d’Azione sono rivolte ad accrescere la trasparenza sui rischi ESG per il mercato dei capitali; a contrastare i comportamenti e le strategie di impresa che non mitigano ma, al contrario, incrementano i rischi ESG; e a incentivare i comportamenti e le strategie che alimentano sviluppo sostenibile. Tuttavia, mentre gli obiettivi di massima sono chiari e condivisi, l’individuazione dei comportamenti e delle strategie su cui intervenire, e quindi degli strumenti regolatori da utilizzare, è controversa. Una delle questioni maggiormente dibattute riguarda i rapporti fra modello di sviluppo economico desiderabile e modelli di gestione e di responsabilità delle imprese. Come è noto, su questo tema regolatorio si è applicata diffusamente la dottrina economica e giuridica del secolo scorso [15]. Fino ai primi anni del nuovo millennio, l’orientamento prevalente puntava sul modello di gestione delle imprese maggiormente funzionale a generare profitti per gli azionisti e a fare crescere le dimensioni e [continua ..]

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3. Il piano UE per il commitment ESG delle società quotate e delle imprese finanziarie

Il piano d’azione dell’UE per il commitment ESG delle società quotate e delle imprese finanziarie, in questo stadio della sua definizione, si focalizza su alcune politiche industriali (Green New Deal e Next Generation UE) e sulla regolazione finanziaria. Gli interventi di politica industriale non innovano la corporate governance. Questi interventi si limitano ad accrescere, con un indice che varia in funzione delle caratteristiche (industriali, finanziarie, proprietarie e manageriali) di ciascuna società, i costi opportunità della mancata destinazione di risorse ad iniziative di mercato che (come l’energia prodotta da fonti rinnovabili o l’economia circolare) sono fattori abilitanti dello sviluppo sostenibile su cui l’UE sta puntando, anche con Next Generation UE. Gli interventi di regolazione finanziaria, invece, influenzano la gestione degli emittenti e in alcuni casi possono innovare la corporate governance e la responsabilità d’impresa. Il framework regolatorio che favorisce investimenti sostenibili e responsabili attraverso la disclosure influenza la gestione degli emittenti in vario modo. Le misure UE per la trasparenza dei rischi ESG – nell’ambito di bilanci di sostenibilità raccordati con i bilanci finanziari – puntano ad auto aggiustamenti che migliorano la gestione dei rischi ESG di cui le società quotate possono essere responsabili e a cui sono esposte. Queste misure [continua ..]

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4. La sustainable corporate governance e il diritto dell’UE

I temi di regolazione riferiti alla sustainable corporate governance toccano delicati ingranaggi di funzionamento dei sistemi economici. Il diritto dell’Unione peraltro fornisce chiare indicazioni di copertura per l’intervento. L’UE funzionalizza la libertà di impresa e considera l’impresa componente della economia “sociale” di mercato altamente competitiva (art. 3 del TUE) che ispira la Costituzione economica europea [41]. Come si evince anche dalla storia dell’approccio europeo alla corporate social responsibility [42]. Piaccia o no, quindi, sarebbe coerente e conseguenziale che la regolazione UE dei mercati finanziari riferita agli emittenti volesse apprestare incisive risposte alle criticità – presenti e prospettiche – di uno sviluppo economico globale giudicato insostenibile (i.e. trainato da imprese che, per crescere, competere e fare profitti, producono e scaricano sull’ambiente e sul tessuto sociale eccessive esternalità negative). La scelta di adottare misure correttive, alla fine, ovviamente sarà politica. Per altro verso, si possono comprendere le resistenze e le preoccupazioni riferite ai possibili effetti dell’ingresso di simili principi di diritto euro unitario nei sistemi giuridici degli Stati dell’Unione. Gli Stati dell’UE, infatti, definiscono secondo il proprio diritto societario e le proprie regole di responsabilità lo “statuto [continua ..]

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5. I modelli di regolazione della sustainable corporate governance

Da queste brevi note emergono alcune acquisizioni. Per rendere la corporate governance delle grandi imprese parte della soluzione delle criticità dello sviluppo economico, un intervento top down UE può azionare diverse leve. Le leve contemplate dal Piano di Azione del 2018 per lo sviluppo e la finanza sostenibile sono di due tipi. Alcune leve (già varate) aumentano la consapevolezza delle criticità della gestione che alimenta sviluppo non sostenibile sul piano ambientale e sociale; altre leve (in fase di valutazione) correggono gli effetti dei meccanismi di “irresponsabilità” che possono orientare la gestione verso obiettivi distonici rispetto a quelli dello sviluppo sostenibile. L’implementazione del Piano d’Azione della Commissione è in corso [46]. Nessuna opzione appare esclusa in questa fase. Vero è che sin qui sono state varate per le società quotate solo misure di trasparenza e di procedura (come quelle riferite ai bilanci di sostenibilità e all’integrazione fra informazione non finanziaria ESG e informazione finanziaria: vedi supra). Non sono affatto escluse però misure più penetranti riferite ai doveri degli amministratori (e quindi ai rapporti fra amministratori e azionisti), ai rapporti fra shareholder e stakeholder e alla responsabilità della società (cfr. la proposta di direttiva che la Commissione UE ha pubblicato il 23 febbraio 2022, [continua ..]

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NOTE

[1] Per la sintesi del contenuto e degli obiettivi del Piano di azione UE del 18 marzo 2018, nel quadro più ampio delle iniziative UE e internazionali in materia di sviluppo sostenibile e finanza sostenibile, si rinvia a Linciano-Cafiero-Ciavarella-Di Stefano-Levantini-Mollo-Nocella-Santamaria-Taverna, La finanza per lo sviluppo sostenibile, Quaderno Consob, Roma, 2021, p. 75 ss. [2] Cfr. Capaldo, La strategia digitale dell’Unione Europea verso un mercato unico sostenibile, in Orlando-Capaldo (a cura di), Annuario 2021, Osservatorio giuridico sulla innovazione digitale, Roma, 2021, p. 35 ss. [3] L’Agenda ONU per il 2030 è stata adottata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015 («Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development») e indica i precisi 17 goals di sviluppo economico sostenibile (Sustainabile Development Goals – Sdg’s) a cui le imprese dovrebbero concorrere. [4] La Comunicazione della Commissione del 11 dicembre 2019, n. COM (2019) 640, descrive lo European Green Deal come “una nuova strategia di crescita mirata a trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di una economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che nel 2050 non genererà emissione nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse”. Il Green Deal prevede un [continua ..]

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