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Editoriale

Oreste Cagnasso, Professore emerito di Diritto commerciale nell’Università di Torino, Professore straordinario di Diritto commerciale presso la Link Campus University di Roma.

A partire dal 1° gennaio 2021 si applicheranno i “nuovi” Principi di comportamento del Collegio sindacale di società non quotate elaborati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, che sostituiranno quelli pre­cedentemente emanati.

Come si legge nella premessa al documento, sono diretti a suggerire e raccoman­dare “modelli comportamentali da adottare per svolgere correttamente l’incarico di sindaco”: “si tratta di norme di deontologia professionale, rivolte a tutti i professionisti iscritti all’Albo”.

È appena il caso di sottolineare il ruolo attribuito dal legislatore al Collegio sindacale o al Sindaco unico, anche alla luce delle nuove norme introdotte dal Codice della crisi e già in vigore (e di quelle che entreranno in vigore il 1° settembre 2021), tanto più in una situazione sociale ed economica così grave come quella attuale. Ed è appena il caso di richiamare il rilievo di regole di comportamento che possono rappresentare preziosi punti di riferimento nell’applicazione delle norme di legge.

I principi di comportamento concernono tutti i profili dell’attività dell’organo di controllo, dalle modalità di funzionamento, ai compiti (informativi, di vigilanza, di reazione) a quelli connessi a specifiche operazioni e alla crisi dell’impresa.

I principi, come qualsiasi regola di condotta, assumono un differente rilievo a se­conda che siano diretti a dare attuazione a disposizioni di legge dal contenuto definito oppure costituenti clausole generali.

Nel primo caso possono offrire indicazioni di tipo applicativo, suggerendo le modalità per adempiere al precetto di legge anche in relazione a vari scenari operativi che si possano configurare.

Nella seconda ipotesi i principi hanno una valenza più pregnante, fornendo un contenuto a clausole generali e quindi indicando concreti comportamenti desumibili da esse.

Emblematica in tal senso l’elaborazione dedicata alla fondamentale regola relativa alla creazione ed all’applicazione di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati ed al compito di vigilanza attribuito al proposito all’organo di controllo. Oltre alla ricostruzione della fattispecie “assetti”, sono individuati gli oggetti della valutazione di adeguatezza, distinguendosi i compiti dei sindaci all’inizio e nel corso della carica, i flussi informativi, gli strumenti di reazione e documentazione, l’attenzione all’informatizzazione, le metodologie di verifica e di controllo.

Un ulteriore esempio può essere fornito dai principi relativi alle informazioni ne­cessarie per lo svolgimento del controllo sulle società del gruppo, con l’indicazione dei destinatari delle richieste e del loro oggetto.

I principi di comportamento, tanto più rispetto a norme elastiche, dai contorni in­definiti o costituenti vere e proprie clausole generali, forniscono sicuramente importanti indicazioni e punti di riferimento. Si tratta tuttavia di regole astratte, sia pure declinate con riferimento a vari contesti. L’operatore (e il Giudice) si trovano sempre ad affrontare (e giudicare) casi concreti, con tutte le loro peculiarità. Quindi i principi non possono che essere “calati e adattati” dall’operatore (e dal Giudice) nel contesto dei singoli casi concreti, come bene suggerisce la premessa al documento in esame, quando osserva che le norme contenute nei principi “in quanto tali vanno declinate tenendo in considerazione il caso concreto”.

Una rivista che ha per oggetto la Corporate governance non poteva non dedicare un numero della stessa ad un documento di così grande rilievo. E molto significativi sono i temi trattati negli articoli che lo compongono, diretti ad illustrare la funzione dei principi e profili centrali degli stessi relativi agli assetti organizzativi ed ai flussi informativi. In tale prospettiva si colloca anche lo scritto dedicato ad un tema di grande attualità concernente la gestione delle società a partecipazione pubblica alla luce della normativa emergenziale.

Il numero si apre con l’articolo di Raffaele Marcello intitolato “Monitoring systems and supervision duties: considerations on the new rules of conduct of the Board of Statutory Auditors of unlisted companies”. L’Autore, Consigliere Delegato del CNDCEC che ha coordinato i lavori relativi alla redazione delle Nuove norme di comportamento, offre al lettore, anche straniero, un’ottima introduzione per la comprensione del complesso documento, illustrandone il contenuto con l’opportuna sottolineatura delle novità e l’indicazione di chiavi di lettura di singole norme.

Niccolò Abriani sottolinea nel suo saggio “Modello 231 e adeguatezza degli assetti, tra obbligo e onere” il rilievo attuale degli assetti organizzativi e quindi quello della vigilanza da parte del collegio sindacale sulla loro istituzione e applicazione. Particolare attenzione viene dedicata dall’Autore alle norme di comportamento che disciplinano i rapporti tra il collegio sindacale e l’Organismo di Vigilanza. Con chiarezza ed efficacia ne sono tratti i conseguenti corollari in particolare sotto il profilo, di grande rilievo operativo, dell’obbligatorietà della creazione dei modelli di prevenzione dei reati e della nomina dell’Organismo di Vigilanza.

Il valore dei flussi informativi nelle Nuove norme di comportamento del Collegio sindacale di società non quotate” è il titolo dello scritto di Giovanni Barbara, che si sofferma su un nodo centrale della governance e quindi del controllo da parte del collegio sindacale. L’Autore illustra le numerose norme di comportamento dedicate al tema dei flussi informativi e pone con chiarezza ed efficacia in luce non solo la centralità di essi, ma anche in qualche misura la circolarità che caratterizza il sistema: per predisporre gli assetti e per vigilare sugli stessi occorre un flusso informativo adeguato, che a sua volta presuppone necessariamente una procedura ade­guata per consentirlo.

Le società a partecipazione pubblica costituiscono un settore, a cui, da un lato, si estende la disciplina della governance societaria, dall’altro, si applicano regole proprie con accentuate peculiarità. Il saggio di Vincenzo Donativi si sofferma sul tema del “ripianamento delle perdite della pandemia”, profilo di estrema attualità, ponendo in luce una lacuna della legislazione di emergenza, che non interviene sul “divieto di soccorso finanziario”, e offrendo una soluzione, la sospensione del termine triennale di osservazione delle perdite per l’anno 2020, argomentata con grande efficacia e approfondimento e che risulta rispettosa della ratio sia delle norme emergenziali, sia di quelle proprie della disciplina delle società a partecipazione pubblica.

 


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