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Causa concreta e tutela dei creditori nel concordato preventivo

Valentino Lenoci, Magistrato della Corte d’Appello di Bari

Il presente saggio analizza le possibili applicazione della nozione di causa concreta con riferimento alla procedura di concordato preventivo, Dopo una analisi delle varie possibili accezioni del concetto di causa del contratto, l’autore esamina il rapporto tra causa concreta e controllo di meritevolezza degli interessi estrinsecati nel contratto, per poi verificare l‘applicabilità di tale nozione alla procedura di concordato preventivo, con particolare riferimento al problema del controllo di fattibilità, ed al ruolo dei creditori.

Consideration and protection of creditors in the arrangement with creditors

This essay analyzes the possible application of the notion of consideration with reference to the procedure of arrangement with creditors. After an analysis of the various possible meanings of the concept of consideration (“causa”) of the contract in the Italian contract law, the author examines the relationship between consideration and control of merit of the interests expressed in the contract, to then verify the applicability of this notion to the arrangement with creditors procedure, with particular reference to the problem of feasibility check, and to the role of creditors..

Keywords: Consideration of the contract – merit – arrangement with creditors - feasibility.

Sommario:

1. Il problema della causa nei negozi giuridici - 2. Causa concreta e controllo di meritevolezza - 3. Causa concreta e soluzioni negoziali della crisi d’impresa - 4. La questione della fattibilità del concordato preventivo - 5. Il controllo del Tribunale ed il ruolo dei creditori - NOTE


1. Il problema della causa nei negozi giuridici

Secondo una prima accezione, il concetto di “causa” sta ad indicare la giustifica­zione del vincolo obbligatorio individuale e soprattutto dello spostamento patrimoniale negli atti traslativi. In questo senso, il termine in questione si riferisce alla causa “dell’attribuzione patrimoniale”, ovvero “della prestazione”, derivazione storica del concetto di “causa dell’obbligazione”, resa necessaria dall’introduzione del principio consensualistico, che ha reso superfluo il veicolo dell’obbligazione per l’esecuzione della prestazione dell’alienante [1]. La causa dell’attribuzione patrimoniale, dunque, viene considerata lo strumento a tutela degli interessi individuali dei contraenti (ed in particolare del singolo disponente), per garantire che ogni spostamento patrimoniale abbia una propria giustificazione, causale appunto. Si tratta del più alto livello cui giunge la protezione offerta dall’ordinamento ai contraenti rispetto a comportamenti pregiudizievoli di essi medesimi, posto che non paiono fondati sul dato normativo, e dunque condivisibili, quei tentativi, anche recenti, di affidare al giudice il controllo della congruità economica dello scambio contrattuale [2]. In una diversa accezione, invece, la nozione di causa indica uno degli elementi essenziali del contratto, e, più in generale, del negozio giuridico [3] (art. 1325, n. 2, [continua ..]

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2. Causa concreta e controllo di meritevolezza

L’approccio metodologico della nozione di causa concreta, che fa riferimento agli interessi effettivi che le parti mirano a soddisfare con il contratto, rende necessaria la considerazione del profilo della meritevolezza degli stessi interessi, secondo lo schema di cui all’art. 1322, comma 2, c.c. Cadute ormai in desuetudine tutte quelle concezioni volte a vedere nell’autono­mia negoziale un vero e proprio arbitrio della volontà [18], questa ha assunto, in realtà, in maniera più concreta, il ruolo di strumento funzionale alla realizzazione dei valori e dei principi della nostra Costituzione [19]. Tale tendenza, peraltro, si collega alla convinzione per cui le stesse disposizioni costituzionali, lungi dall’avere una mera portata programmatica e di indirizzo per il legislatore o di limite alla discrezionalità dello stesso, sono qualificabili come vere e proprie fonti precettive che, in quanto tali, risultano immediatamente efficaci e vincolanti anche nei rapporti tra privati [20]. Della necessità di limitare l’autonomia negoziale si è reso conto, anche su indicazione della normativa comunitaria, lo stesso legislatore ordinario, il quale ricorre spesso a discipline di settore che vincolano l’autonomia negoziale, piegandola alle esigenze di tutela della parte debole [21]. Ma, al di là del controllo sulle regole formali e sul rispetto degli obblighi informativi previsti [continua ..]

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3. Causa concreta e soluzioni negoziali della crisi d’impresa

La nozione di causa concreta, negli ultimi tempi, è entrata prepotentemente in campo anche nel settore del diritto della crisi d’impresa, in particolare a seguito della riforma del concordato preventivo e dell’introduzione dell’istituto degli accordi di ristrutturazione dei debiti. La nuova disciplina rappresenta il frutto di ben quattro interventi legislativi di modifica degli artt. da 160 a 186 della legge fallimentare (r.d. 16 marzo 1942, n. 267), i primi tre dei quali succedutisi nell’arco di pochi mesi dal marzo 2005 al gen­naio 2006, nell’ultimo periodo della XIV legislatura repubblicana; nella XV legislatura è invece intervenuto il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 (c.d. decreto correttivo), che ha completato la riforma delle procedure concorsuali. Il primo di tali interventi è rappresentato dal d.l. 14 marzo 2005, n. 2005, conv. in legge 14 maggio 2005, n. 80. In particolare, l’art. 1, comma 2, lett. d) ss., del citato decreto-legge apporta modifiche agli artt. 160, 161, 163, 177, 180 e 181 legge fall., mentre la lett. l) dello stesso comma inserisce nel r.d. 16marzo 1942, n. 267, l’art. 182-bis, rubricato “Accordi di ristrutturazione dei debiti”. Nel dicembre 2005, a causa dei contrasti giurisprudenziali sorti in merito alla definizione del concetto di “stato di crisi”, si è reso necessario intervenire – attraverso l’art. 36 del d.l. 30 dicembre 2005, n. [continua ..]

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4. La questione della fattibilità del concordato preventivo

La nozione di causa concreta nel concordato preventivo è stata utilizzata in funzione del giudizio di fattibilità che, come è noto, è demandato al Tribunale, e della verifica dell’esistenza (e della persistenza) delle condizioni di ammissibilità alla procedura. La questione dell’ampiezza dei poteri del giudice in merito al giudizio di fattibilità del concordato ha interessato da subito la dottrina e la giurisprudenza, con opinioni diversificate e spesso contrastanti tra loro. Nella legge fallimentare il requisito della fattibilità è menzionato unicamente dal­l’art. 161, comma 3, legge fall. che prevede il necessario deposito, da parte del debitore, della relazione di un professionista indipendente che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, e dall’art. 179 legge fall., in merito alle c.d. sopravvenienze che possano incidere, appunto, sulla stessa fattibilità. I poteri di verifica giudiziale sono invece evincibili in via indiretta dall’art. 162, comma 2, legge fall. che impone al Tribunale di appurare la sussistenza dei presupposti di cui agli artt. 160, commi 1 e 2, e 161 legge fall. La scarna disciplina contenuta nella legge fallimentare ha favorito una ampia produzione giurisprudenziale in materia, che si è sostanzialmente polarizzata intorno a due opposte opzioni interpretative. Secondo un primo orientamento, il Tribunale, [continua ..]

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5. Il controllo del Tribunale ed il ruolo dei creditori

La distinzione tra fattibilità giuridica e fattibilità economica rappresenta una costante nella giurisprudenza più recente in tema di controllo del Tribunale in merito alle proposte di concordato preventivo [45], ma in realtà non appare pienamente esaustiva. Innanzitutto, proprio l’utilizzazione della nozione di causa concreta, dovrebbe portare le corti a considerare non solo l’aspetto prettamente giuridico della proposta, ma anche le prospettive economiche che da essa possano derivare. La valutazione degli interessi concretamente coinvolti nella procedura, e la necessità che essa sia idonea a consentire il superamento dello stato di crisi, infatti, depongono senz’altro per un giudizio che porta inevitabilmente a valutare la concreta realizzabilità della proposta, sia dal punto di vista giuridico, sia – se non soprattutto – dal punto di vista economico, nel senso che la proposta deve comunque essere formulata in maniera tale da prevedere un certo risultato economico, in vista del soddisfacimento dei creditori. Invero, la nozione di causa concreta quale “scopo pratico del negozio, la sintesi, cioè, degli interessi che lo stesso è concretamente diretto a realizzare quale funzione individuale della singola e specifica negoziazione, al di là del modello astratto utilizzato” [46], comporta che il Tribunale debba valutare unitariamente la fattibilità, nel [continua ..]

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NOTE

* Testo della relazione, con integrazioni ed aggiornamenti, tenuta al Convegno su “Il giudice e la meritevolezza del contratto”, svoltosi a Bari, Università degli Studi “Aldo Moro”, Dipartimento di Giurisprudenza, il 4 dicembre 2018. [1] Per una ricostruzione storica del concetto di causa, intesa (anche) come causa dell’obbligazione, v. Barcellona, Della causa. Il contratto e la circolazione della ricchezza, Milano, 2015, p. 1 ss. [2] Sul punto, v. Delfini, Causa ed autonomia privata nella giurisprudenza di legittimità e di merito: dai contratti di viaggio ai derivati sul rischio di credito, in Studi in onore di Giorgio De Nova, Milano, 2015, p. 987 ss. [3] La letteratura sulla causa è sterminata. V., tra i contributi principali, e senza pretesa di completezza, Di Majo, La causa del contratto, in Bessone (a cura di), La disciplina generale del contratto, Torino, 2013, p. 133 ss.; Scognamiglio, Problemi della causa e del tipo, in Trattato del contratto, a cura di Roppo, II, Milano 2006, p. 85 ss.; Breccia, Morte e resurrezione della causa: la tutela, in Mazzamuto (a cura di), Il contratto e le tutele. Prospettive di diritto europeo, Torino, 2002, p. 241 ss.; Alpa, La causa e il tipo, in Gabrielli (a cura di), I contratti in generale, V, I, Torino, 1990, p. 483 ss.; Figone, La causa, in Alpa-Bessone (a cura di), I contratti in generale, III, Torino, 1991, p. 457 ss.; Ferri, Tradizione e novità [continua ..]

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