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Editoriale

Daniele Santosuosso, Professore ordinario di Diritto commerciale nell’Università di Roma “Sapienza”.

Presentare ai lettori, come nel presente fascicolo, un saggio che indaga il tema del Dynamic pricing, un metodo di utilizzo dell’intelligenza artificiale algoritmica in relazione al prezzo di beni e servizi, e le sue possibili ricadute concorrenziali, potrebbe apparire in prima battuta una – sia pure affascinante – libera incursione in territori “stranieri” rispetto alla regione elettiva della Rivista. Una “licenza poetica” insomma, di fronte a un cameo non privo di pregio per la originalità della materia e il carattere scientifico e internazionale dell’analisi proposta.

In realtà così non è o per lo meno non vuole essere se si traccia, come del resto la Rivista intende fare anche alla luce del primo editoriale di presentazione di Giovanni Barbara, un esteso perimetro dei confini della corporate governance. Se invero lo scopo – e quindi l’essenza qualificante – del governo societario risiede nel favorire l’efficienza e l’efficacia delle scelte imprenditoriali assunte dagli amministratori (e vigilate dagli organi di controllo) nell’ambito di una struttura adeguata di assetti per la più corretta gestione, nel rispetto di un principio di sana e prudente gestione in grado di garantire il successo a lungo termine (c.d. sostenibile) dell’azien­da, allora il governo societario riguarda non soltanto ciò che l’organo amministrativo di una società fa soprattutto nella definizione degli obiettivi strategici, ma altresì come l’organo amministrativo imposta i valori della società, rapportando l’interesse sociale al contesto socio-economico in cui l’impresa vive ed opera.

Così particolare attenzione, ad avviso della Rivista, deve essere riservata non soltanto ai profili di più stretta compliance delle azioni degli amministratori, comunque soggette al diritto, ma al sistema assiologico – sotteso a tali scelte – come espresso dalle istanze e dai correlativi interessi che una determinata società ritiene meritevoli di tutela, nella evoluzione permanente della considerazione di essi da parte degli operatori economici e quindi, con il filtro degli organi legislativi, da parte dell’ordinamento giuridico.

Una valutazione di tali interessi, di portata anche extra-aziendale (si pensi a quelli inerenti alla c.d. corporate social responsibility o responsabilità sociale del­’impresa, di rilevanza, nel concreto, societaria: si noti che la teoria deve la sua ascesa, soprattutto sulla scena internazionale, prima e soprattutto alle best practices e ad abbondante letteratura segnatamente tramite riviste scientifiche) e di rilevanza pubblica e istituzionale (si pensi a quelli legati al mercato), e l’influenza di tali interessi sull’interesse sociale, nell’ottica tracciata, è compito degli amministratori, e di conseguenza e per la loro parte, degli studiosi della corporate governance.

Ecco che, in questa prospettiva, un saggio che indaghi come i modelli di Dynamic pricing incidano non solo sulla operatività aziendale ma sugli assetti concorrenziali, potendo integrare forme di intese tacite tra imprese con una stabile e diffusa applicazione di prezzi superiori a quelli concorrenziali (non già perché gli algoritmi, come spiega l’A., siano programmati per colludere, ma perché essi finiscono per adottare tutti la scelta più razionale nell’ottica di massimizzare i profitti) assuma significato e interesse per la mission della Rivista.

Si rimette alla valutazione del lettore se un razionale uso di tali tecniche risponda a valori accettabili nell’attuale scenario sociale e imprenditoriale, ma certamente le sue ricadute in termini di compliance, nel lavoro pubblicato posta anche in termini concorrenziali, e più ampiamente in termini di legalità, nella sintesi degli interessi che compongono l’interesse sociale, possono a nostro avviso rientrare nel raggio di interesse della corporate governance che la Rivista si pone l’obiettivo di mettere in luce.


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